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L'architettura delle abbazie cistercensi è strettamente legata alla storia ed alla spiritualità dell'Ordine, ne rispecchia la robustezza interiore e la semplicità. I Cistercensi hanno sviluppato l'economia agraria e hanno organizzato lavori di bonifica con tecniche talora anche originali, come le marcite in Lombardia, per incrementare la produzione.

 

In queste terre bonificate essi hanno edificato, quali centri di irradiamento spirituale, le loro abbazie dai nomi composti con riposanti aggettivi esornativi che creano una sensazione di luce, di freschezza, di profumo con trasparente riferimento alla vita spirituale: Chiaravalle, Aiguebelle, Fontfroide, Bonneval, Clairmont.
Con l'applicazione dei loro principi spirituali alla costruzione dei monasteri, essi hanno impresso all'architettura religiosa un carattere di forza, di grandezza, di semplicità che ha fortemente contribuito alla nascita e allo sviluppo dell'arte gotica così da meritare l'appellativo di missionari dell'arte gotica. Le abbazie cistercensi presentano, dal punto di vista architettonico, una uniformità di linea ed una disposizione costante degli ambienti, secondo le esigenze della loro spiritualità monastica, pur adattandosi alle condizioni ambientali, alla configurazione del terreno, al corso delle acque e dei venti.
La semplicità dello stile e la funzionalità della struttura sono un' esigenza di spiritualità ed un manifesto di povertà di cui l'Ordine fa professione. Dagli Statuti sono severamente proibiti gli affreschi, le sculture, le opere di oreficeria, i cori riccamente intagliati, i preziosi paramenti liturgici e quanto potrebbe apparire", per ostentazione e ricchezza, contrario alla gravitas cistercense. La novità e l'importanza storica dell'Ordine cistercense consistette, forse, nell'aver attuato il ritorno all'osservanza letterale, alla puritas, della Regola di san Benedetto come presupposto di fuga dal mondo.
Nei primi anni non fu necessario insistere sulla semplicità e su1l'austerità di vita, sia nelle costruzioni che negli ornamenti e nelle cerimonie di culto, in quanto la povertà stessa imponeva tali restrizioni. L'abate Alberico, secondo l'Exordium Parvum, inculcava solo la perfetta osservanza della Regola di san Benedetto e l'austerità di vita dei monaci che, con la rinunzia alle rendite feudali, volevano vivere con il lavoro delle proprie mani, per adeguarsi alla povertà del Cristo. Gli edifici, l'arredamento, le vesti e i vasi liturgici erano permeati di spirito di povertà. In architettura la sola imposizione tassativamente formulata dal capitolo generale consisteva nel proibire campanili in pietra, ritenuti inutili in quanto le abbazie erano costruite lontane dai centri abitati e dalle vie di comunicazione.
Lo spirito di povertà determinò soprattutto in seguito alla violenta requisitoria di Bernardo, nell'Apologia, la decisione di escludere opere di scultura e di pittura nelle chiese, nei chiostri e nelle altre parti del monastero. San Bernardo, senza condannare altre forme architettoniche, proponeva con trasporto un'architettura religiosa concepita secondo una pura razionalità L'architettura cistercense non è tanto affermazione di un'esigenza estetica, quanto espressione di un ideale monastico vissuto nella povertà nell'umiltà e nel lavoro.
Così è più facile comprendere la mancanza di statue, di affreschi, di lampadari cesellati e di sculture nelle chiese cistercensi, che presentano gli stessi caratteri in quanto espressione di una stessa spiritualità. I Cistercensi hanno saputo creare, nella pratica della povertà e in spirito di semplicità una struttura razionale, funzionale, pulita e decorosa, servendosi della pietra e del cotto, materiali più facilmente reperibili.