Liquoreria dell'abbazia di Casamari

L'uso, presso i Cistercensi, di preparare erbe e pozioni a scopo terapeutico è antico quanto il loro Ordine. Da sempre essi si sono preoccupati di produrre infusi, unguenti e sciroppi per la cura di disturbi e malattie per loro stessi, per i pellegrini e per quanti altri bussassero alla porta del monastero.


Nei primi tempi, l'attività della liquoreria era strettamente legata a quella della farmacia, in quanto anche i prodotti che richiedevano l'uso dell'alcool erano finalizzati alla cura delle malattie. Solo più tardi, si pensò ad apportare qualche ritocco al gusto e al sapore dei preparati, al fine di renderli più gradevoli.
A Casamari, la ricerca in questo campo ha avuto un impulso decisivo nel '700 e nell'800, giungendo gradatamente ali diversificazione dei medicinali e dei liquori e fissando alcune caratteristiche, che sono state trasmesse fino ad oggi e che costituiscono ormai tradizione. Si è cercato con particolare insistenza di migliorare l'aroma e il sapore di alcuni prodotti e di variarne la qualità in modo tale da offrire ai clienti, sempre più numerosi ed esigenti, qualcosa di veramente piacevole al gusto. Particolare merito va attribuito in questo sforzo al geniale Fra Eutimio Zannucoli, operante a Casamari nella seconda metà del secolo XIX. Egli iniziò nei terreni del monastero, più vicini al torrente Amaseno, la coltivazione della canna da zucchero, dalla quale ricavava melassa per la produzione dell'ottimo Rhum. Successivamente egli inventò anche la celebre Tintura Imperiale. Intanto avviava alla sua stessa professione altri due monaci, Fra Sante Palombi e Fra' Bernardo Pulsinelli, i quali lo apprezzarono e ne seguirono le orme, divenendo esperti semplicisti.
A loro fecero seguito altri bravi monaci liquoristi. Ricordiamo Fra Pietro Donatelli, Fra Paolo Pagliaroli, Fra Gerardo Palmerini junior è ultimo ma non l'ultimo, il P. D. Giacomo Verrelli ancora ben vivo nella memoria dei nostri anziani. E' per il loro lavoro di paziente e tenace provare e riprovare che sono giunti fino a noi delizie quali l'Elixir San Bernardo al rabarbaro, il Rosolio Stomatico al mandarino, il Rosolio al Caffè, la Sambuca all'anice, il "millefiori" Gran Casamari, ecc., o prodotti salutiferi quali lo Joduro di ferro per cardiopazienti anemici, per uricemici ed arteriosclerotici, la speciale Ferrochina, amaro tonico per astenici ed anemici, reperibili in farmacia.
Un tempo, i monaci confezionavano ogni cosa, contenitore e contenuto: anche bottiglie, ampolle, vasi, vasetti erano di loro produzione. Ma, con il variare delle norme legislative, non è stato possibile continuare con le vecchie rudimentali attrezzature, e si è dovuto far ricorso alle grandi industrie specializzate, per quanto riguarda i contenitori, le caratteristiche chimiche dei colori ed alcune materie prime impiegate (rabarbaro, melassa, china ecc.). I monaci esigono, tuttavia, da esse articoli confacenti alle loro tradizioni: è così che si conserva ancora la forma a fiaschetto delle bottiglie, e i liquori risalenti a tempi remoti.
Negli ultimi 30 anni, è nata una sorta di solidale collaborazione tra le varie case della Congregazione e di altri Ordini. Nella liquoreria dell'abbazia ciociara sono in vendita, quindi, - oltre a guide, ceramiche, libri, articoli religiosi- anche specialità soprattutto galeniche, provenienti da ogni parte: erbe per infusi e decotti del nord-est d'ltalia, creme antisettiche alla propoli dei Benedettini di Praglia (PD.), lo squisito cioccolato dei Trappisti dell'EUR, marmellate delle monache cistercensi di Vitorchiano, ecc. Ce n'è insomma, per tutti i gusti e per tutte le esigenze.
I numerosissimi turisti e pellegrini che arrivano ogni giorno, dopo il pieno di spiritualità e di arte pura, entrano nella liquoreria ed hanno di fronte a se solo l'imbarazzo della scelta.

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