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La biblioteca di Casamari oggi è nel suo insieme un gioiello di ordine, eleganza, funzionalità al servizio della cultura. Ben fornita di attrezzature moderne e, soprattutto, di volumi del settore spiritualità e storia (in particolare storia locale), è molto frequentata da studiosi di ogni età. Ma quale storia travagliata è alle sue spalle!

 

 

Si parla della sua graduale costituzione sin dagli inizi della vita monastica nell'abbazia. Il Cartario di Casamari, che descrive i primordi del cenobio, ricorda che il primo abate, Benedetto, eletto nel 1036, "acquistò terre, fece piantare vigne, scrivere libri". I successori, Giovanni, Orso, Agostino - informa ancora il documento - incrementarono il patrimonio librario. Altrettanto viene detto dei Cistercensi, sopraggiunti nel 1140 in sostituzione dei Benedettini. Ma questo "grande accumulo" di volumi va inteso, evidentemente, in termini di decine,o tutt'al più di alcune centinaia, di libri per usi liturgici e spirituali da parte dei monaci. E non poteva essere diversamente, stando il fatto che tutto veniva compiuto a mano. L'avvento della commenda, poi (inizi sec. XV), quando si era giunti a una discreta collezione di volumi, quasi tutti manoscritti in cartapecora - comportò come in altri campi, la dispersione della biblioteca: tra la fine del '500 e l'inizio del '600, quando la Congregazione dell'Indice ordinò un censimento di tutti i libri delle biblioteche religiose d'Italia, Casamari aveva solo 140 volumi divisi fra la biblioteca comune (60) e i singoli religiosi (80).

Manuscritto - Biblioteca dell'abbazia di Casamari


La situazione migliorò con l'avvento dei Trappisti nel 1717. Essi, infatti, ad imitazione degli antichi amanuensi e cronisti medievali, copiarono numerosi testi liturgici e compilarono varie cronache e storie dei due secoli '700 e '800, di cui restano ancora in archivio diversi esemplari.


Nel contempo, però molte persone, spinte dal risveglio culturale in atto, venivano a Casamari per studi e ricerche e, non di rado, "furbescamente" asportavano libri, tanto che nel 1765 il vescovo di Veroli G. Jacobini fu costretto a comminare la scomunica per quanti avessero osato portar via volumi dalla biblioteca.


Nuovi danni le furono arrecati nel momento delle soppressioni napoleoniche (1811-1814). La biblioteca e l'archivio furono trasportati a Veroli; tre anni dopo, i libri tornarono nel monastero insieme ai monaci, ma purtroppo impoveriti.


Con la tenacia che li contraddistingue, i monaci si posero a ricomporre la loro biblioteca: questa volta per merito soprattutto dal monaco Colombano Longoria. Ex-orfanello dell'istituto "Tata Giovanni" in Roma al tempo in cui ne era direttore D. Giovanni Mastai Ferretti ( c. 1815-1823), futuro papa Pio IX, il Longoria, rilegatore e calligrafo, dotato di una certa cultura paleografica e diplomatica, spese tutte le proprie energie al radicale riordino dell'archivio e della biblioteca dal 1841 al 1857. Ma, appena dopo la sua morte, altri nemici insidiarono l'opera da lui compiuta: gli eventi bellici che condussero alla proclamazione del Regno d'Italia causarono la dispersione di molti libri e manoscritti. I monaci, temendo sequestri e sottrazioni, nascosero manoscritti, codici, incunaboli e libri rari nelle case dei coloni circostanti o li portarono via essi stessi. Dopo i moti, purtroppo, varie opere non fecero più ritorno a Casamari ed altre furono restituite menomate o deteriorate dall'umidità.


Con la confisca dei beni immobili degli enti morali ecclesiastici del 1873, le biblioteche dei monasteri furono demaniate e inventariate. Casamari possedeva allora 1692 volumi. Nel 1907, un Regio Decreto estese alle biblioteche annesse ai Monumenti Nazionali il regolamento delle biblioteche governative. Da allora la Pubblica Istruzione si è occupata anche della nostra biblioteca, lasciandone, tuttavia, la direzione ai monaci.

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Si è dovuto spostarla in un altro locale, accessibile al pubblico e più ampio, non essendo ormai più idonea la primitiva angusta sala (nel corridoio dei monaci, appena dopo le scale che salgono dal transetto della chiesa). La scelta cadde sull'antico refettorio dei conversi, un salone immenso lungo 25 metri, largo l0, alto 30, ove furono collocati i circa 20.000 volumi di cui consisteva la biblioteca prima della seconda guerra mondiale.


Con il rapido aumentare dei libri, la biblioteca si è gradualmente estesa ad altri locali, occupando sullo scorcio dell'ultimo secolo anche le sale del vecchio ristorante "Abbazia".
Attualmente la biblioteca conta circa 50.000 volumi, è dotata di una rete computerizzata interna e provvista di completo sistema di sicurezza.

 

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