Museo archeologico

MUSEO DELL’ABBAZIA DI CASAMARI

Da alcuni anni si sta provvedendo a una nuova sistemazione che è già completa per la parte archeologica mentre è in corso di realizzazione per la pinacoteca.

 

MUSEO ARCHEOLOGICO

Il nuovo allestimento del Museo archeologico dell’abbazia di Casamari è stato aperto al pubblico il 10 luglio 2003.

La raccolta archeologica è costituita in prevalenza da materiale d’epoca romana pertinente a Cereatae Marianae, il centro romano su cui è sorta l’abbazia. Accanto ad essi trovano posto alcuni reperti paleontologici, manufatti d’epoca preistorica e preromana, oggetti provenienti da altre località della media valle del Liri e dalla necropoli di Oria in Puglia.

Una prima esposizione archeologica fu sistemata nella sala del capitolo, negli anni venti del Novecento, e poi spostata, nel 1936, nella casa abbaziale. Nel 1956 un nuovo allestimento museale venne collocato nei locali annessi al chiostro; esso è rimasto aperto al pubblico fino agli anni Ottanta. L’allestimento attuale prevede, accanto all’esposizione dei materiali antichi, alcuni pannelli didattici; particolare attenzione è stata dedicata ai ragazzi della scuola dell’obbligo, per i quali sono stati appositamente realizzati disegni e brevissimi testi esplicativi. Accanto ai reperti sono state inoltre collocate alcune ricostruzioni grafiche che aiutano a comprendere l’aspetto originario degli oggetti e la loro funzione.

Le zanne d'elefante e l'affresco raffigurante il martirio di Thomas Becket

Il percorso espositivo inizia con delle zanne di elefante rinvenute nei pressi dell’abbazia; esse appartennero ad esemplari di elephas antiquus, animali che popolarono queste zone circa 800.000-120.000 anni fa. Nella vetrina successiva figurano delle punte di frecce e un pugnale rinvenuti nella vicina località Malanome, in tombe dell’età del Rame (III millennio a.C.) e alcuni materiali d’epoca preromana (VIII - V sec. a.C.).

 

L’abbazia di Casamari e l’antica Cereatae Marianae

La storia dell’abbazia ha inizio con la fondazione di un monastero benedettino nel luogo denominato Casamari e sui resti della città romana di Cereatae Marianae. La presenza di resti d’epoca romana era ben nota anche in passato. La Cronaca del Cartario, una narrazione delle origini del monastero, tramanda che, al momento della fondazione del primo edificio sacro, agli inizi dell’XI secolo, alcuni uomini provenienti da Veroli si stabilirono sul luogo dove sorgeva “un tempio dedicato al dio Marte”.

Il monastero, intorno alla metà del XII secolo, venne incorporato all’Ordine Cistercense e, tra la fine del secolo e l’inizio di quello successivo, venne trasformato nel complesso monastico che ancora oggi si ammira.

Cereatae fu uno dei villaggi del territorio di Arpino e è probabile che il centro urbano sia sorto solo in seguito all’indipendenza amministrativa, durante il regno dell’imperatore Augusto (fine I-inizi I sec. d.C.). L’aggettivo Marianae venne aggiunto al nome della città in onore di Caio Mario, il più illustre dei suoi cittadini, che qui nacque intorno al 157 a.C.

Gli edifici si disponevano su più livelli lungo il fianco meridionale della collina, mentre la piazza principale, il foro, va localizzata nella zona tra la chiesa e l’ingresso dell’abbazia; da qui infatti provengono cinque basi onorarie, una delle quali dedicata a Caio Mario.

Nella sala parrocchiale è venuto alla luce un lastricato, probabile pavimentazione dell’area pubblica, mentre nella biblioteca si segnalano alcune strutture murarie e un pavimento a mosaico bianco e nero ancora visibile; qui si localizza forse la sede di un’associazione professionale come attestano alcune iscrizioni antiche.

Di fronte al sagrato della chiesa si conserva una fila di colonne riportate alla luce nei lavori al piazzale. È probabile che una parte di esse appartenga alla chiesa dell’XI secolo, mentre le altre potrebbero essere pertinenti ad un tempio romano, come conferma un’iscrizione in cui viene menzionato il dio Serapide.

Cereatae Marianae si colloca lungo un’importante strada antica che metteva in comunicazione la via Latina con il nodo stradale di Sora. Tracce di questa via sono state individuate nel giardino della biblioteca, dove è tuttora visibile un tratto pavimentato a basoli.

Non lontano da qui si conservano i resti del ponte romano su cui la strada attraversava il torrente Amaseno; esso viene ricordato in un’iscrizione degli inizi I sec. d.C., in occasione di lavori di restauro.

Ponte romano

Nelle vetrine vengono presentati alcuni ex voto in terracotta (statue, busti, teste, piedi, mani e bovini) databili tra la fine del III e gli inizi del I sec. a.C., che provengono dai santuari delle località Antera e Monte del Fico; quest’ultimo, non lontano da Boville Ernica, conserva un muro in opera poligonale pertinente ad un santuario a terrazze d’età repubblicana.

Un’altra vetrina contiene i materiali della villa in località Pagliaro Murato, sulle colline a nord di Casamari, dove sono tuttora visibili numerosi resti murari. Da qui provengono colonne, capitelli, lastre di marmo, intonaci, stucchi, mosaici, terrecotte architettoniche e piccoli gruppi scultorei.

Sono inoltre in esposizione un ritratto maschile degli inizi del I sec. d.C., che proviene da una località imprecisata della valle del Liri, e un’ara in marmo con una dedica alla dea Iside (fine I sec. a.C. - inizio I sec. d.C.) ritrovata in località San Paolo nel territorio di Arpino.

Testo di Maria Romana Picuti

Informazioni Museo

Orari di apertura

tutti i giorni: 9-12, 15-18

Ingresso

1 euro

gratuito per ragazzi al di sotto di 18 anni, per gli adulti al di sopra di 60 anni, per i portatori di handicap

Visite guidate

all’abbazia, alla chiesa e al museo

Servizio didattico

su prenotazione

Informazioni

tel./fax 0775 282371

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